Una riforma non più rinviabile

Il piano nazionale dei dragaggi sostenibili è un piano che mira a rendere più accessibili e resilienti le infrastrutture portuali. La conversione in legge, avvenuta nel 2021, ha tenuto in conto la complessità della materia e della pluralità dei soggetti coinvolti. Al centro della riforma, la necessità di semplificare regole e norme: una semplificazione non più rinviabile. In merito a caratterizzazione dei sedimenti, utilizzo e immersione dei materiali di scavo, così come la riqualificazione dei porti. Da sempre, le attività di dragaggio rivestono un ruolo vitale per le operazioni commerciali in seno ai porti italiani. Senza un piano adeguato e lungimirante, sarebbe impossibile gestire e pianificare persino l’accesso di grosse imbarcazioni. Possibile grazie all’adeguamento delle piattaforme logistiche, tali da rendere i nostri porti competitivi.

Nel segno del green deal

Il piano nazionale dei dragaggi sostenibili contenuto nel c.d Decreto semplificazioni, rientra nel filone del Piano nazionale di transazione ecologica – noto come PTE. A sua volta, il PTE è la risposta in all’European Green Deal, strumento promosso dall’Unione Europea per incentivare misure di economia sostenibile. Un modello di crescita quindi, che nel concreto mira a sintetizzare diverse prospettive – di natura sociale, ambientale, economica e politica. Il Piano nazionale dei dragaggi sostenibili è quindi elemento cardine del PTE, strategico per

  • centrare i principi della neutralità climatica, grazie al contenimento dell’inquinamento atmosferico
  • consentire l’accessibilità marittima e resilienza delle infrastrutture portuali al climate change.
  • garantire e ripristinare l’ecosistema e la biodiversità
  • assicurare la manutenzione di invasi e bacini idrici.

L’articolo 6 bis

È evidente come l’introduzione del piano nazionale dei dragaggi sostenibili debba creare le condizioni che rendano compatibili le attività portuali con il proprio contesto urbano. A tal proposito, concorre la formulazione del secondo comma dell’art 6 bis che – in sostanza – rivendica il ruolo centrale delle attività di dragaggio all’interno delle infrastrutture portuali. Tramite il piano nazionale dei dragaggi sostenibili si puntualizza che tali attività costituiscono interventi di pubblica utilità, urgenti e indifferibili. Inoltre, costituiscono, laddove previsto, anche una variante al piano regolatore portuale o dell’intero sistema portuale.  Il terzo comma dell’articolo 6 bis chiarisce invece chi sono e quale ruolo svolgono le parti interessate, nonché i termini per la conclusione del procedimento.

Piano nazionale e ricerca della competitività

A prescindere dalla sua formulazione e dalla sua attuazione, l’articolazione di un piano nazionale dei dragaggi sostenibili risponde a una serie di problematiche, sempre più pressanti. Senza una normativa di riferimento chiara e semplificata sulle attività di dragaggio, i porti italiani non possono essere e/o diventare un riferimento per i mercati internazionali. Per far sì che questo sia possibile, occorre tenere sempre alta l’attenzione su principi e regole divenuti imprescindibili in un contesto di economia globale. Da qui in avanti, è fondamentale evitare ritardi sui lavori di dragaggio e lentezze attraverso

  • criteri che definiscano la caratterizzazione dei sedimenti
  • parametri che qualifichino un sedimento come risorsa riutilizzabile
  • tempi brevi e iter di realizzazione certi
  • implementare l’attuale piano nazionale di dragaggi sostenibili con ulteriori disposizioni ed emendamenti, nel rispetto della legislazione trasparente

i dragaggi

La priorità alla sostenibilità

Le attività portuali sono vitali per l’economia del nostro paese, tanto da rappresentare una fetta importante del suo Pil. Come accennato, le modalità di riutilizzo dei materiali di dragaggio rappresentano un nodo cruciale in materia di sicurezza ed efficienza del trasporto marittimo. Pertanto, si è cercato di ovviare alle esigenze degli operatori, così come di prevenire le eventuali criticità che potrebbero sorgere in futuro. Con la legge di conversione 9 novembre 2021, attraverso gli articoli 4 e 5 bis si fa riferimento alla necessità di dare la priorità a interventi ritenuti prioritari. Nell’ottica della sostenibilità e del green deal, la legge concede alle amministrazioni la facoltà di autorizzare il riutilizzo dei materiali derivanti dall’escavo dei fondali per

  • promuovere forme di economia circolare
  • favorire l’innovazione tecnologica
  • garantire la sicurezza del trasporto marittimo
Questione di logistica (e non solo)

Le difficoltà emerse in anni anche non troppo lontani, hanno contribuito all’elaborazione di un piano nazionale dei dragaggi sostenibili, nonché alla normativa sul riutilizzo. Un’ulteriore dimostrazione che le attività portuali rientrano a pieno diritto nell’ottica della bioeconomia, o economia sostenibile. Un settore che non può prescindere dalla tutela del mare, possibile solo grazie ad interventi che da un lato migliorano la mobilità dei passeggeri e delle merci. E che dall’altro stimolano competitività, centralità e produttività dei porti italiani. Un piano nazionale dei dragaggi sostenibili costituisce o dovrebbe costituire – in raccordo con una più ampia politica europea – un ulteriore passo in avanti. Attraverso l’adeguamento delle infrastrutture, la digitalizzazione della logistica e la resilienza di un intero sistema.