Una ricerca storiografica
L’ archeologia subacquea è una declinazione dell’archeologia a noi più nota. Ciò che più interessa all’archeologo subacqueo è l’insieme di dati, connessioni, informazioni di natura storiografica, cronologica, stratigrafica. La rilevazione avviene secondo principi rigorosi, all’insegna dell’evidenza archeologica che non consente alterazioni o manipolazioni di alcun tipo. Grazie ai documenti raccolti, al confronto e all’esperienza acquisiti – anche – durante scavi precedenti, il professionista può condurre un lavoro scrupoloso. Questo approccio è fondamentale per liberare il campo da eventuali discrepanze o incoerenze che potrebbero pregiudicare la valenza storica del reperto. I principi rigorosi dell’archeologia subacquea si riflettono in una metodologia di scavo che non lascia spazio ad approssimazioni. La procedura prevede un intervento dall’alto verso il basso, con l’identificazione di ogni strato rilevato. Ogni unità stratigrafica – la sigla convenzionale US – è quindi abbinata a un numero e a una scheda. In ogni scheda di US sono presenti riferimenti e caratteristiche specifiche.
Una scienza vera e propria
Vale la pena ricordare che l’archeologia subacquea è una disciplina scientifica vera e propria, che osserva principi rigorosi per arrivare a evidenze incontrovertibili. Elemento cardine è il principio stratigrafico, in riferimento al deposito progressivo di strati dal basso verso l’alto. Riassumendo, una sequenza stratigrafica presenta caratteristiche ben definite anche in aree antropizzate, come ad esempio
- La datazione anteriore degli strati più bassi rispetto a quelli più in alto
- Il riflesso sullo strato – con modalità differenti – dell’attività umana
- La presenza – possibile – di un’inversione cronologica degli strati, a causa di tagli e rimescolamenti vari
- Un orientamento obliquo oltre che orizzontale, dovuto alle caratteristiche del terreno.
Ad avvalorare la natura scientifica dell’archeologia subacquea è la presenza di un team multidisciplinare. Tenendo conto delle competenze e della professionalità di ciascuno, l’archeologo andrà poi a dirigere le operazioni di scavo. Naturalmente tenendo conto del contesto e delle peculiarità del sito, senza dimenticare lo spirito di collaborazione.
Un lavoro meticoloso
Il lavoro di immersione che caratterizza l’archeologia subacquea prosegue con attività di laboratorio. Sede dove poter condurre indagini in ambito chimico e fisico, le quali, oltre a un gruppo geologi, paleobotanici, antropologi, richiedono il contributo di altri specialisti. Tutti deputati ad analizzare reperti che possano essere utili ai fini della ricerca, dai legni ai pollini, dai sedimenti ai resti malacologici – come le conchiglie. Nonché della documentazione finale, che si articola in diverse fasi dove è fondamentale
- Rilevare graficamente e fotograficamente piante e sezioni
- Compilare, oltre alle schede delle unità stratigrafiche, anche l’elenco di reperti
- Appuntare note e dati su un giornale di scavo, come un diario
Perché il lavoro dell’archeologo non vada perso, l’elaborazione e confronto delle informazioni raccolte individuano i dati critici. Quegli elementi indispensabili che permettono di ricostruire virtualmente com’era il sito nelle fasi antecedenti le operazioni effettuate sul terreno.
Immersioni come missioni
L’attinenza scientifica e il monitoraggio di tutte le attività sono possibili grazie ad un lavoro disciplinato secondo turni prestabiliti. La professionalità si traduce nell’elaborazione di un programma per le due realtà parallele. Una in superficie, una sott’acqua, dove spesso si alternano problematiche di varia natura. Tra tutte – in ambiente sottomarino – la possibilità di lavorare in condizioni di scarsa visibilità per acque torbide che richiedono attrezzi specifici. I rischi della professione determinano l’obbligatorietà di misure particolari in termini di sicurezza, vedasi la presenza di un medico iperbarico e di una camera di decompressione. Oltre al settore marino, interventi di archeologia subacquea possono riferirsi all’ambito lacustre, lagunare, fluviale. Senza dimenticare cisterne, pozzi e bacini artificiali. In questi ambiti si interviene, con lavori di prospezione e scavo, su
- Relitti navali e strutture sommerse – come ponti o palafitte – finiti per diverse ragioni in ambiente subacqueo
- Risorse idriche, mulini e acquedotti, per lavori di bonifica o di indagine
L’archeologo altofondista
Competenze e capacità per lavorare in un ambiente sottomarino aumentano proporzionalmente con l’aumento della profondità. Già oltre i 60 metri, c’è bisogno di uno sforzo logistico e di un impegno tecnico notevoli. La necessità di predisporre una camera di decompressione risponde a una criticità evidente, perché si allungano i tempi di risalita e si riducono i tempi di permanenza sul fondale. Nel caso dell’architettura subacquea, gli interventi su fondali profondi dipendono dalle risorse finanziarie a disposizione. Oltre all’archeologo altofondista – specializzato in lavori ad elevate profondità – intervengono sistemi robotizzati che possono muoversi agevolmente per condurre indagini od operazioni anche sotto i 3000 metri di profondità. Nelle situazioni limite, l’archeologia subacquea si avvale di mezzi sofisticati come videocamere filoguidate i batiscafi per le operazioni di prospezione. Con la tecnologia che avanza, è lecito attendersi che la ricerca si spinga sempre più in là, oltre ogni profondità
Nuove sfide, nuove avventure
Le ricerche ad alto fondale rappresentano l’ultima sfida – in ordine cronologico – per gli archeologi in ambiente sottomarino, così come per tutte le figure specializzate del settore. Una sfida stimolante anche per i non addetti ai lavori, perché ad elevate profondità subentrano determinate caratteristiche che preservano più a lungo relitti e materiali sui fondali. In acque profonde e con temperature più basse le alghe sono meno invasive. Il rischio di incrostazioni sulle superfici viene meno per la mancanza di luce, così come nulla è l’erosione associata al moto ondoso. A beneficio della preservazione dei reperti anche l’assenza di attività ittiche o di pesca. Per tutte queste ragioni è facile prevedere l’ulteriore sviluppo dell’archeologia subacquea, nata poco più di mezzo secolo fa. A tutti gli effetti una scienza che conserva il sapore dell’avventura.

