Le Campane subacquee nei secoli

Le campane subacquee, o capsule di trasferimento personale, erano note già nel IV secolo A.C. Come tutte le grandi scoperte nella storia dell’uomo, si sono evolute distintamente nel corso dei secoli. Modernizzate nel Cinquecento, già nel diciassettesimo secolo diventano sempre più sofisticate. È però il ventesimo secolo ad averne evidenziato le potenzialità, grazie all’avvento dell’industria petrolifera offshore, che ha stimolato le immersioni commerciali di sommozzatori addestrati. Sfruttando l’aria all’interno, i subacquei hanno la possibilità di rimanere sott’acqua più a lungo e lavorare in condizioni migliori.

Versatili e sicure

Le campane subacquee sono una vera e propria camera ermetica piena d’aria, progettate per mantenere una pressione interna maggiore dell’ambiente esterno. L’immersione vera e propria comincia quando un cavo montato sulla gru di una nave le cala nell’acqua. Sono appesantite in modo da restare sott’acqua, malgrado la presenza dell’aria all’interno. Non sono molto grandi, e possono ospitare poche persone. Un lavoro ad immersione è fondamentale perché applicabile a vari àmbiti, come

  • Recupero subacqueo. Nel caso di relitti o reperti archeologici, si utilizzano magneti, cavi, ma anche palloni di sollevamento, congeniali per il ritorno in superficie
  • Settore industriale o commerciale, laddove si tendono a distinguere le immersioni in superficie dalle immersioni in saturazione. Il ricorso alle campane subacquee è previsto in casi particolari, come le immersioni offshore a profondità superiori.

Immersioni più lunghe

Generalmente nelle immersioni in superficie un subacqueo lavora sott’acqua, perché l’altro operatore si occupa di tendere al collega tutta l’attrezzatura necessaria. Questa tipologia di lavoro si presta a operazioni di breve durata, mentre l’immersione in saturazione si rivela utile per progetti su larga scala.

L’ applicazione delle campane subacquee

Il campo di applicazione è aperto, e dunque rendono questa tecnica particolarmente versatile, allo scopo di

  • Tracciare e rilevare opere ed impianti presenti in bacini lacustri naturali e artificiali, fiumi, fondali marini
  • Installare e rimuovere tubazioni, così come corpi morti, catene per ormeggi
  • Effettuare lavorazioni metalmeccaniche su scafi navali e/o per rimuovere relitti, reti per acquacoltura

In questi casi, gli addetti subacquei entrano in camere collegate alle campane subacquee. La pressurizzazione in questo sistema iperbarico avviene meccanicamente, tenendo conto della profondità in cui andranno ad operare. Il sub respira quindi una miscela di gas, i cui livelli di pressione corrispondono a quelli presenti sul fondale. Una volta acclimatati, i saldatori accedono alle campane subacquee tramite un portello. Una volta dentro, la squadra viene calata fino al sito sottomarino.

Un mezzo di trasporto subacqueo

Contrariamente ai sommergibili, le campane subacquee non sono progettate per muoversi sotto il controllo dei suoi occupanti, né per funzionare indipendentemente dal sistema di lancio e recupero. Sono dunque camere rigide, che trasportano i subacquei dalla superficie alla profondità e viceversa. Prescindendo dalla definizione comune, possiamo distinguerle in campane bagnate a fondo aperto e la campane chiuse.

Nel primo caso, le campane bagnate sono un vero e proprio mezzo di trasporto in fondo al mare. Queste strutture a camera stagna in genere ospitano un piccolo gruppo di sub, che arrivano sul sito di interesse e iniziano a lavorare.

Per le immersioni in saturazione, si utilizzano le campane subacquee chiuse, collegate in superficie alle camere dove i subacquei vivono in saturazione, e si decomprimono. Se la campana è il veicolo, il mezzo per andare e tornare dal lavoro, le camere costituiscono invece l’alloggio. Se l’immersione è relativamente breve, la decompressione può avvenire nelle campane subacquee, sempre per evitare rischi come la malattia di decompressione.

 Rischi certi e competenze specifiche

Per lavorare nel campo delle immersioni a uso industriale o commerciale – dall’inglese commercial diving nda – il sommozzatore deve aver acquisito competenze in materia di taglio, saldatura e carpenteria subacquea. Vi sono poi clausole specifiche per chi è addetto al primo soccorso e sono previsti requisiti speciali per chi si occupa di interventi speciali, come rimozione o bonifica di ordigni bellici. Il lavoro a profondità importanti presenta naturalmente rischi che possono compromettere la salute – e nei casi più estremi – la vita del lavoratore. Tra le cause più note di malesseri e decessi, vi è la malattia da decompressione

La malattia da decompressione

La malattia da decompressione dipende da diversi fattori. I rischi aumentano in presenza di patologie pregresse, età avanzata, obesità, e risalita troppo rapida per via della mancata osservanza delle procedure di decompressione. In generale, i sintomi si manifestano in modo più graduale rispetto a quelli riscontrabili in altre patologie come embolia gassosa o barotrauma polmonare.

I sintomi della malattia da decompressione possono essere lievi o più gravi. Nel primo caso, ritroviamo disturbi quali

  • Affaticamento dovuto a dolori muscolari e articolari
  • Cefalea con conseguente sensazione di malessere e perdita di appetito
  • Prurito, eruzioni cutanee, gonfiore di petto e braccia, gonfiore addominali.

Nel secondo caso, la situazione si complica, colpendo l’area celebrale e l’apparato respiratorio quando le bolle gassose raggiungono i polmoni. Si riscontrano disturbi di gravità variabili, come

  • Incapacità di urinare
  • Crescente debolezza, formicolio
  • Stato confusionale che comporta problemi nel linguaggio
  • Danni al sistema celebrale e conseguente diplopia
  • Ronzio nelle orecchie ricollegabile alla perdita di udito